:
 
 

Nonsolofilm

Franco Piavoli

Il cinema di Piavoli è costantemente proiettato verso un altrove, verso qualcosa che può apparire vicino e lontano, emanazione di un esserci (della macchina da presa come dell’uomo) ed espressione di un linguaggio che arriva da lontano. È indefinibile. Difficile se non impossibile per il critico o per lo spettatore paragonarlo ad altri modelli. Sin dai cortometraggi girati negli anni Sessanta (da Le stagioni e Domenica sera a Emigranti ed Evasi), il regista bresciano costruisce i principi di un modo nuovo di partecipare all’esistenza. Nuovo in quanto la dialettica individuo-natura si traduce in dispositivo, trasformandosi in linguaggio filmico e in riflessione sul significato ultimo delle immagini. Tutto ha un valore: il bacio fra due innamorati, il vento che per un attimo toglie agli alberi il peso dell’immobilità, come l’occhio nostalgico degli adulti di fronte all’erotismo esploso nel ballo dei giovani; l’acqua che diventa ghiaccio, le rughe sui volti assimilate alle tracce sui tronchi, come il bambino che gattona; l’imbarcazione di un gruppo di guerrieri erranti incastrata sulla linea d’orizzonte, una moglie in penombra che aspetta, come la solitudine di una famiglia e la fine dell’amore. Ogni cosa dev’essere colta. Forse perché dopo non ci sarà più tempo per farlo e ciò che resta è un film che mostra l’uomo nell’universo, entrambi ridotti agli impulsi elementari.

Un semplice ma poderoso bisogno muove l’opera di Piavoli. I rumori della natura danno vita a un personaggio concreto, che ha la stessa dignità del contadino che pianifica il raccolto in L’orto di Flora (parte di Terra madre diretto da Ermanno Olmi), di Nostos o del protagonista che, in Al primo soffio di vento, spia i lavoratori di colore mentre cantano le melodie della terra di origine. Ecco il motivo per cui la volontà di osservare la vita e di ricercarne il senso nei moti più impercettibili ha modificato, non solo dal punto di vista narrativo, determinate esigenze del cinema italiano. Ricordiamo che il primo lungometraggio risale al 1982. Il pianeta azzurro rappresenta una pellicola di rottura, grazie alla capacità di indebolire le certezze razionali dello spettatore. Il dialogo tra le ere millenarie, il passaggio delle stagioni e i giorni non avviene sul piano del racconto di una storia con azioni governate da regole standardizzate. Alla base dell’impianto complessivo c’è la spinta a guardare e ascoltare. C’è un puro effetto sensoriale, che in modo diretto porta in primo piano le manifestazioni del cosmo e il vissuto umano. Le medesime caratteristiche riemergono nel successivo Nostos, il ritorno. Qui il tradizionale tragitto dell’eroe animato dal desiderio di ritrovare casa (con la tentazione opposta di scoprire nuovi mondi) viene interrotto da un percorso che è essenzialmente interiore, tra memoria individuale, fantasmi del passato, dolori e voglia di tornare. Il contatto con sé stessi è indispensabile prima del rimpatrio. Le sequenze, così, si organizzano attorno a catene di associazioni mentali, improvvisi momenti di stasi e tempi morti, in cui l’unico conflitto che coinvolge il protagonista è quello con le proprie contraddizioni e con la forza primordiale dei fenomeni.

Vedere un film di Piavoli implica assistere ai cambiamenti scaturiti dall’esperienza della durata. L’osservazione prolungata è in grado di condensare sulla superficie di un’inquadratura il susseguirsi delle stagioni e quello più ampio delle generazioni. Questo fa di Voci nel tempo (i cui protagonisti sono gli abitanti della cittadina mantovana di Castellaro) un’opera che cattura qualcosa di assoluto. Lirismo, poesia, sublime sono termini che rischiano di essere sfuggenti e, di conseguenza, riduttivi. Nel suo personale incontro con la realtà degli uomini nella natura, Piavoli cerca i dettagli quasi infinitesimali di un mondo mai interamente decifrabile, ma approda a una raffigurazione universale fatta di corpi, oggetti ed elementi primari. Un ritratto che dimostra di essere totale, rivelazione di uno spaziotempo che è ovunque e sempre, capace di fare del duello una polifonia. E del contatto fra linguaggi diversi un concetto al limite del sacro.

In fondo, per Piavoli il paesaggio che circonda il borgo bobbiese incarna la meta di un nuovo viaggio di scoperta. Come il mare per Nostos. Per questo il suo è anche un po’ un ritorno.

(Ivan Moliterni)

Franco Piavoli - retrospettiva

Retrospettiva delle opere cinematografiche del grande maestro del cinema della natura

a-goccia
a-goccia
damigiana
donna
grano
melograno

martedì 24 luglio, ore 21.00

Incontro con Franco Piavoli sul suo cinema

a cura di Ivan Moliterni

a seguire

Proiezione di

IL PIANETA AZZURRO  Italia, 1982, 90'

  

mercoledì 25 luglio, ore 18.00

Presentazione e proiezione di:

NOSTOS - IL RITORNO Italia, 1989, 90'

Domenica sera (12')

Emigranti (12')

Evasi (12')

Lo zebù e la stella (17')

  

giovedì  26 luglio: ore 18.00

Presentazione e proiezione di:

VOCI NEL TEMPO Italia, 1996, 90'

  

venerdì 27 luglio: ore 18.00

Presentazione e proiezione di:

AL PRIMO SOFFIO DI VENTO  Italia, 2002, 90'

L'orto di Flora (25')

 

Tutte le proiezioni si tengono al Cinema Le Grazie di Bobbio

Ingresso libero

I corsi di Fare Cinema

Protagonista della 16a edizione del Bobbio Film Festival è, come sempre, l’alta formazione cinematografica, grazie allo storico laboratorio Fare Cinema creato da Marco Bellocchio che affida quest'anno la docenza del corso ad un grande maestro del cinema della natura, Franco Piavoli.

Come ogni anno, durante il periodo del festival ragazzi e ragazze provenienti da tutta l’Italia, selezionati fra i tanti aspiranti che hanno mandato la loro candidatura, hanno la possibilità di acquisire specifiche competenze nel settore del cinema e di seguire tutte le fasi creative di un'opera cinematografica.

Un percorso di ricerca e di scoperta delle presenze umane e delle suggestioni visive e sonore del paesaggio, rivolto a tutti coloro che desiderano lavorare nel campo cinematografico e che vogliono partecipare a un'esperienza di fare cinema al di fuori dei cliché e degli schemi del mercato scoprendo un grande maestro del cinema italiano che fa del cinema non un prodotto ma un'arte. 

L'offerta formativa si è inoltre arricchita negli ultimi anni accogliendo l'importante esperienza del Seminario residenziale di critica cinematografica organizzato in collaborazione con la rivista Duellanti.

Il seminario offre ai partecipanti un’occasione di crescita culturale e di alta formazione, unica nel suo genere: i corsisti hanno infatti la possibilità di seguire laboratori, lezioni, esercitazioni, affiancate dalla visione dei film, a cura dei collaboratori della rivista Duellanti e di altri critici cinematografici delle più importanti testate italiane, nonché di incontrare attori e registi presenti durante le giornate del Bobbio Film Festival.

Possono così imparare o perfezionare attraverso esercitazioni pratiche e teoriche le forme della recensione, l’attacco e la chiusura di un pezzo, il lavoro sul ritmo della scrittura, la realizzazione dell’intervista e l’analisi del film.

Franco Piavoli - Il dono dei sensi

dono-sensi-grande

Dipinti Fotografie Fotogrammi

Chiostro di San Colombano, 21 luglio-4 agosto 2012

Il dono dei sensi è una preziosa mostra che raccoglie fotografie in bianco e nero degli anni Cinquanta, anche inedite; dipinti che rappresentano studi sulla luce in preparazione ad alcune scene di Il pianeta azzurro; la riproduzione di molti tra i più evocativi fotogrammi delle pellicole di Franco Piavoli, il grsande maestro del cinema della natura animato da una rigorosa vocazione.

Mi piace costruire un cinema che richiami i valori della musica
e della pittura più che le regole del teatro.
Un cinema che non segua una linea narrativa tradizionale
ma che crei il racconto attraverso la concertazione
di diverse voci, di diverse immagini, di diversi frammenti,
per trarne un mosaico policromo, un concerto sinfonico o polifonico.
Nel film a struttura sinfonica non interessa tanto lo svolgimento
del dramma quanto il coinvolgimento nel tema proposto attraverso
la composizione delle immagini e dei suoni in un tessuto
audiovisivo complesso che procede per successione di scene
e inquadrature sonore. Al di là dell'impatto fisico e realistico
sia le immagini che i suoni hanno un valore simbolico ed evocativo.
Essi possono risvegliare emozioni depositate in noi da millenni.

Franco Piavoli

piav-sito-4-rit1 piav-sito-9-rit piav-sito-10-rit